Consigli e commenti sui libri

La libreria filosofica scritta e aggiornata dagli studenti del Primo Liceo Artistico.

Libreria filosofica

La libreria filosofica[modifica]

Commentare, criticare, proporre e scrivere su alcuni libri di filosofia per chi in futuro leggerà di filosofia.

Delitto e castigo

Marta Aidala, VD
“Delitto e Castigo” / “Dei delitti e delle pene” -
Fëdor Dostoevskij, 1866

“Delitto e Castigo” è considerato un romanzo rivoluzionario per le tematiche trattate e il sistema narrativo delle vicende del personaggio; si entra nella mente del protagonista partecipandone attivamente ed i suoi pensieri sono analizzati dettagliatamente e con dovizia di particolari, curandone particolarmente l’aspetto emotivo. Dostoevskij sarà in futuro definito precursore della psicoanalisi freudiana.

La narrazione è principalmente concentrata sulla storia di Raskol’nikov; parallelamente sono narrate le situazioni famigliari di Sonja e Dunja, ed è ambientata a San Pietroburgo.

Raskòl’nikov, giovane uomo, conduce una vita all’insegna della povertà, per la quale ha dovuto abbandonare la frequenza della facoltà di giurisprudenza e dell’odio nei confronti di chi lo circonda.
Per cercare di risollevarsi da tale situazione e non condizionare ulteriormente le scelte economiche e di vita  della madre Pul’chèrija Raskòl’nikova e della sorella Dunja, decide di uccidere Alena Ivànovna, una vecchia e perfida usuraia per appropriarsi delle sue ricchezze. Nel momento dell’atto, però è costretto a togliere la vita anche la sorella della vittima, Lizaveta, apparsa inaspettatamente sul luogo del delitto. Al rientro nel suo appartamento si ammala e rimane per giorni costretto a letto, in preda alla febbre e ad innumerevoli deliri cerebrali.

Viene chiamato dalla polizia per sollecitare il pagamento dell’affitto alla padrona di casa, e diviene a conoscenza che l’omicidio della vecchia è stato scoperto dalla polizia, che ha iniziato le indagini.
Si accorge che l’atto commesso non ha giovato alla sua situazione, e viene invaso da sensi di colpa e rimorsi; a tratti cerca comunque di giustificarsi, paragonandosi a Maometto e Napoleone, che per raggiungere la grandezza aveva dovuto uccidere e commettere barbarie. L’atto immorale diventa quindi giustificabile se porterà a qualcosa di grandioso od estremamente benefico.
L’auto-giustificazione del personaggio potrebbe essere considerata come una sorta di inettitudine, tematica già presente nella letteratura russa.

Raskòl’nikov si sente una sorta di “oltreuomo”, i quali principi vanno al di là delle leggi giuridiche e morali, e ricerca la sua identità imponendo il suo volere e i suoi bisogni sul diritto di vita del prossimo. Rimane comunque in lui una grande sofferenza per il gesto commesso; per in parte espiare la sua colpa si reca più volte a discutere con il  giudice Porfirij, che inizia a sospettare di lui come colpevole dell’omicidio.
Distrutto dal pentimento pensa seriamente al suicidio, amplificato dall’ingiusta confessione di colpevolezza di Nikolaj, imbianchino presente nel momento dell’omicidio nell’edificio in cui abitavano Alena Ivànovna e Lizaveta.

L’incontro che cambierà le sorti di Raskòl’nikov sarà quello con  Sonja, giovane ragazza costretta a prostituirsi per mantenere la matrigna e i fratellastri, recatasi a ringraziarlo nel suo alloggio per i soldi prestati in precedenza al padre Marmeladov, alcolista conosciuto all’inizio del romanzo in una bettola.

Il protagonista si innamora della sua purezza e le confessa l’omicidio compiuto; sarà lei a convincerlo a costituirsi, inducendolo a credere che l’unica via di salvezza spirituale è quella di confidare nel perdono divino e di aver fede in esso.
Raskòl’nikov quindi, confessa e viene condannato ai lavori forzati in Siberia, presumibilmente nella prigione-fortezza di Omsk; a dimostrazione del suo amore, verrà seguito da Sonja. Il castigo non diviene quindi l’esilio, ma lo stato di tormento psicologico perdurato nel lasso di tempo dall’omicidio commesso fino all’ammissione della colpa. Quindi,  l’unica condizione per arrivare alla salvezza è la sofferenza, unico atto di espiazione dello spirito. Inconsciamente Raskòl’nikov attende la pena,  solo così potrà liberarsi  dai sensi di colpa e dal rimorso  e diventare un uomo libero; solo a confessione compiuta si renderà conto che essa è già stata scontata. Lo stesso Dostoevskij affermò: “ Nel mio romanzo vi è inoltre un'allusione all'idea che la pena giuridica comminata per il delitto spaventa il criminale molto meno di quanto pensino i legislatori, in parte perché anche lui stesso, moralmente, la richiede. “

Secondo Pier Paolo Pasolini, Dostoevskij spianò la strada alla teoria dell’oltreuomo nietzscheschiana ( Nietzsche stimava particolarmente l’autore, al quale dedicò un elogio ne “Il crepuscolo degli idoli”, scrivendo: - “Dostoevskij, l'unico psicologo, peraltro, da cui ebbi mai qualcosa da imparare; lui è uno degli accidenti più felici della mia vita, persino più della scoperta di Stendhal.") , fu il precursore della psicoanalisi di Freud ed ispirò Kafka nella stesura de “La metamorfosi”.

Le logiche del delirio

Autore: Remo Bodei.

Recensioni: Sergio Moravia, Haecceitas

Walden. Vita nei boschi

Autore: Henry Thoreau

Recensioni varie su Anobii.

La Poetica

Testo: presentazione.

Da Aristotele a Spielberg. Capirela filosofia attraverso i film

Testo.

L'Esistenzialismo è un Umanismo?

Testo

Don Giovanni

Introduzione

Kierkegaard possiede una grande ammirazione per Mozart ritenendolo come un essere supremo e immortale al quale deve tutto. Kierkegaard ammette di aver inteso pochissimo di Mozart ma se gli fosse dato di conoscere perfettamente gli diventerebbe tutto incomprensibile. Egli afferma che l'idea più astratta che si può immaginare é la genialità sensuale, che si lascia esprimere solo con il medio della musica. L'autore sostiene che la musica è superiore alla parola, la musica esprime continuamente l'immediato nella sua immediatezza. Questa idea della genialità sensuale si realizza compiutamente nel Don Giovanni.

Primo stadio

Impersonato dal  Paggio del Figaro. Il sensuale in questo stadio si sveglia alla malinconia,''cio che diventerà oggetto del desiderio, lo possiede il desiderio, ma lo possiede senza averlo desiderato''.

Secondo stadio

Questo stadio è impersonato da Papageno nel Flauto magico. Il desiderio cercante non è ancora desiderante, cerca solo ciò che può desiderare ma non lo desidera '' il predicato che meglio lo indicherebbe è:egli scopre''.

Terzo stadio

La genialità sensuale definita come seduzione.

Il terzo stadio è impersonato da Don Giovanni. Don Giovanni è la musica, e solamente con la musica si capisce la sua bravura nel sedurre le ragazze e dove elle esistono solo in relazione a lui.

Altri adattamenti del Don Giovanni considerati in relazione all'interpretazione musicale

Solamente quando Don Giovanni è interprestato musicalmente si può udire la sua potenza poiche gode della soddisfazione ma anche della vittoria,la forza innagannatrice può essere espressa solamente con la musica.Don Giovanni viene interpretato da Mozart come vita ma in realtà la sua esistenza si disolve nella musica il quale è l'unico ambiente in cui può vivere per come Mozart l'ha creato e immaginato.

L'intima costruzione musicale dell'opera.

Poichè Don Giovanni è un dramma, l'interesse principale si concentra sull'eroe, in questo modo il resto dei personaggi acquistano un significato solo in relazione a lui.

Parole chiave

Musica, sensualità, desiderio, Mozart

Madalina Gal, 5D, a.s. 2014/2015

Diario del seduttore

ll “Diario del seduttore”, parte della più vasta opera Aut-Aut, è un racconto epistolare che ritrae l'arte della seduzione intellettuale. Giovanni, l'apparente protagonista, è un esteta,vive circondato solo da arte e bellezza, si distacca dalla vita comune e dai ceti inferiori, allontana una società dominata dal materialismo e ricerca con ardore il massimo piacere dalla vita. Giovanni è un seduttore scaltro, cinico, brillante e sensibile che, valendosi di arguzia, riesce a portare alla sofferenza e allo smarrimento ogni fanciulla da lui "amata". Ogni parola, ogni gesto dal più innocuo non è casuale ma parte di un brillante schema. I suoi interessi non si soffermano al piacere carnale ma vanno ben oltre. È un seduttore intellettuale, un uomo che vive di strategie, di natura contemplativa e riflessiva il cui unico interesse è ammagliare le donne facendo apparir lui come il sedotto.  Giovanni,non rappresenta solo il seduttore ma anche la figura del filosofo secondo Kierkergaard,cioè, un uomo che pensa cose in armonia con la realtà,perché la realtà è verità. La più importante delle donne sedotte da Giovanni fu senza dubbio Cordelia, una ragazza ingenua, fragile e piena di bontà nonché co-protagonista del romanzo. La seduzione rimane, però, l'effettiva ed unica protagonista dell'opera, una seduzione intellettuale,psicologica e completa. Essa appare in modo celato, nascosta dalle figure dei due giovani. Apparentemente un arte sleale che si approfittà dell'ingenuità e dell'innocenza, basata sulla parola ed il dubbio. Kierkergaard sceglie la figura del seduttore per descrivere la sua visione della vita.

Letizia Faricciotti,5 E, A.S. 2014 - 2015

Dialogo sul potere

Dallago Guido 5^E

Carl Schmitt fu un giurista e tra i più importanti filosofi tedeschi del XX secolo; nasce a Plattenberg nel luglio del 1888, ottiene la laurea nel 1910 e il dottorato in “Diritto” nel 1915 all’università di Strasburgo. Dopo aver insegnato in varie università tedesche, divenne professore all' Università di Berlino nel 1933, incarico che sarebbe stato costretto ad abbandonare nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale. Non allineato al regime, il partito nazista puntò contro di lui l’indice accusatore nel 1937 con un rapporto riservato in cui si contestava la sua dottrina, troppo intrisa di “romanità”, si criticavano i suoi rapporti con la Chiesa cattolica e infine si guardava con sospetto al suo presidenzialismo. Il suo pensiero, le cui radici affondano nella religione cattolica, ruotò attorno alle questioni del potere, della violenza e dell'attuazione del diritto. Egli era figlio della corrente da lui “creata” e definita come “Decisionismo” ossia il movimento secondo cui all'origine del diritto stesso c'è una decisione incondizionata. Il concetto in sé deriva dalla filosofia di Thomas Hobbes ( Inghilterra 1588-1679), visto da Schmitt come il più alto ("classico") rappresentante del decisionismo; proprio di Hobbes è l’opera “Il Leviatano” nella quale si occupa di descrivere la politica come una cosa certa e con basi inconfutabili tanto da arrivare ad affermare che il leviatano altro non è che un “Uomo artificiale”; questo concetto verrà infatti ripreso da Carl Schmitt nel “Dialogo sul potere”.

Il libro, seppur breve, è composto di sette capitoli e un intermezzo; lo scrittore si offre di analizzare la dialettica del potere attraverso un dialogo ad uno studente con l’ausilio di esempi e metafore. Nella prima delle sette parti, Schmitt, grazie alla domanda ricevuta: “Lei ritiene di avere potere?” risponde affermando di appartenere alla schiera di coloro che non ne hanno. Il professore tedesco stabilisce che il potere in quello che lui identifica come mondo moderno, appartenga e si eserciti dagli e sugli uomini in quanto essi siano da tempo stati abbandonati da Dio e, allo stesso tempo, hanno superato la natura. C. Schmitt riassume la seconda parte nella frase “Homo hominis homo” (L’uomo è per l’uomo un uomo). Dopo aver affermato che il potere appartenga, ormai, solo agli uomini e al loro mondo, lo scrittore afferma che il “potere” sia ottenuto attraverso la promessa di protezione e se un uomo va alla ricerca di essa e la ritrova in un altro uomo non potrà mai negare a quest’ultimo l’obbedienza e viceversa (si possono notare in ciò molti tratti della dialettica Hegeliana: “servo-padrone”). Nella quarta parte prende forma l’esempio che caratterizzerà il resto dell’opera. Schmitt vede il “potere” come una camera e in quanto tale è preceduta da un corridoio dove presiedono tutti coloro che hanno accesso all’orecchio del potente.

 -“L’individuo umano, nelle cui mani stanno per un momento le grandi decisioni politiche, può decidere in realtà solo a determinate condizioni e con i mezzi che gli sono dati. Anche il più assoluto tra i monarchi è vincolato a rapporti e informazioni e dipende dai suoi consiglieri.”- 

La frase qui sopra riassume il concetto sempre tenendo fede al noto pensiero Hegeliano; ciò verrà poi esplicato in maniera più esauriente nel capitolo successivo (L’intermezzo) grazie a due esempi distinti. Nell’intermezzo lo scrittore offre una spiegazione tramite alcuni esempi del concetto di “battaglia” per l’accesso al vertice di potere espresso nel capitolo precedente. Il primo di questi due testi riprende il processo delle dimissioni di Bismark. Nel lasciare il trono al suo successore (Guglielmo II), Bismark lo obbliga, tramite alcune clausole, a non poter ricevere consigli o ascoltare rapporti se il presidente del consiglio dei ministri, ovvero Bismark, non era presente. In questa maniera il nuovo monarca era stato privato del suo potere che rimaneva, indirettamente, nelle mani del precedente. Il secondo esempio è invece basato sul poema drammatico “Don Carlos” dove due uomini tengono occupata l’anticamera che ha accesso diretto al re Filippo II. Dopo l’arrivo di un terzo personaggio, il marchese Posa, che si “intromette” nella vita di corte fino a ottenere dal re il permesso di accedere al monarca stesso senza annuncio, in questo modo rimane l’unico ad occupare il “corridoio” in questione e a detenere quindi il potere. Nel capitolo seguente Schmitt effettua nuovamente un paragone tra il presente ed il passato per aiutare il lettore a capire se il potere sia buono o cattivo. Nel passato il potere apparteneva a Dio e quindi non poteva che essere buono ma “oggi”, dopo aver appurato che non esiste un “Dio”, non resta da affermare che il potere sia necessariamente malvagio. Schmitt però si smentisce affermando che il potere supera di gran lunga chi lo detiene e, in se per se,  è neutrale mentre solo l’uso che l’uomo ne fa risultare “buono” o “cattivo”.

Lettere sulla felicità

Testo

On Liberty

Chiara Zucchelli, classe VE, as 2014-2015

INTRODUZIONE

L’argomento di questo saggio, pubblicato nel 1859, è la libertà civile o sociale: la natura e i limiti del potere che la società può legittimamente esercitare sull’individuo. 

Il saggio di Mill afferma le tre libertà civili fondamentali:
1) libertà di coscienza, pensiero e parola. 
2) libertà dei gusti, ovvero perseguire le soddisfazioni dei propri desideri come si preferisce.
3) e la libertà di associazione.

Ad un certo punto del progresso umano, gli uomini cessarono di pensare che i governanti dovessero necessariamente essere un potere indipendente, con interessi opposti ai propri, e giudicarono molto preferibile che i vari magistrati dello Stato fossero  dei delegati revocabili a piacimento dalla comunità. Solo così, si pensava, gli uomini avrebbero potuto essere completamente sicuri che non si sarebbe mai abusato a loro danno dei poteri di governo.

Scopo di questo saggio è formulare un principio molto semplice, che determini in assoluto i rapporti di coartazione e controllo tra società e individuo, sia che li si eserciti mediante la forza fisica, sotto forma di pene legali, sia mediante la coazione morale dell'opinione pubblica. Il principio è che l'umanità è giustificata, individualmente o collettivamente, a interferire sulla libertà d'azione di chiunque soltanto al fine di proteggersi: il solo scopo per cui si può legittimamente esercitare un potere su qualunque membro di una comunità civilizzata, contro la sua volontà, è per evitare danno agli altri. Il bene dell'individuo, sia esso fisico o morale, non è una giustificazione sufficiente. Il solo aspetto della propria condotta di cui ciascuno deve rendere conto alla società è quello riguardante gli altri: per l'aspetto che riguarda soltanto lui, la sua indipendenza è, di diritto, assoluta.

La libertà umana comprende, innanzitutto, la sfera della coscienza interiore, ed esige libertà di coscienza nel suo senso più ampio, libertà di pensiero e sentimento, assoluta libertà di opinione in tutti i campi, pratico o speculativo, scientifico, morale, o teologico. In secondo luogo, questo principio richiede la libertà di gusti e occupazioni, di modellare il piano della nostra vita secondo il nostro carattere, di agire come vogliamo, con tutte le possibili conseguenze, senza essere ostacolati dai nostri simili, purché le nostre azioni non li danneggino, anche se considerano il nostro comportamento stupido, nervoso, o sbagliato. In terzo luogo, da questa libertà di ciascuno discende, entro gli stessi limiti, quella di associazione tra individui: la libertà di unirsi per qualunque scopo che non implichi altrui danno, a condizione che si tratti di adulti, non costretti con la forza o l'inganno. Nessuna società in cui queste libertà non siano rispettate nel loro complesso è libera, indipendentemente dalla sua forma di governo;

Questo aspetto è la libertà di pensiero, da cui è impossibile separare la connessa libertà di parola e di scrittura. Ma è privilegio, e giusta condizione, dell'uomo, una volta giunto alla pienezza delle sue facoltà, usare e interpretare l'esperienza a modo suo. Tocca a lui determinare in quale misura l'esperienza già acquisita sia opportunamente applicabile alle proprie circostanze e al proprio carattere.

coercizióne s. f. [dal lat. coërcitio -onis, der. di coërcere; v. coercibile]. – 1. L’obbligare altri a fare o non fare una cosa, usando la forza o minacciando d’usarla; coazione, costrizione, limitazione della libera volontà: fare uso della c.; ricorrere alla c.; subire una c. morale. 

La religione naturale

Testo

Aforismi sulla saggezza del vivere

Quest'opera di Schopenhauer raccoglie alcuni aforismi dei più grandi filosofi di tutti i tempi, inserendoli nelle sue teorie. Partendo dalle definizioni basilari di "ciò che uno è", " ciò che uno ha" e di "ciò che uno rappresenta", Schopenhauer fornisce gli insegnamenti per raggiungere quella che egli stesso definisce l' "arte di condurre un'esistenza il più possibile piacevole e felice". Gli Aforismi presenti nel testo sono scritti in maniera semplice e si collegano a pensieri e filosofie dell’ Occidente e dell’Oriente. Ogni tema trattato nella raccolta, oltre ad essere di facile lettura, è adattabile alla società in cui oggi noi viviamo.
Nello sviluppo delle tre grandi definizioni basilari degli esseri umani, il filosofo tratta anche singolarmente argomenti quali, ad esempio, la salute dello spirito e del corpo, la bellezza, l’opinione altrui, l’onore, la gloria ed altri ancora.
Inoltre secondo Schopenhauer, l’ideale del singolo individuo che ricerca la felicità, deve essere la ricerca dell’equilibrio interiore quindi allontanandosi dai desideri del lusso e dell’ ambizione, che possono dare una serenità solo parziale al nostro essere. Il filosofo condanna anche gli individui che portano all’estremo il principio di serenità, in quanto deve esserci la ricerca del giusto mezzo in ogni cosa, rifacendosi così alle teorie dell’antico mondo greco.
Infine, altro argomento trattato in questa raccolta è il rapporto fra uomini, dove viene detto che si dovrebbe trovare il giusto equilibrio tra la solitudine, ovvero l’evitare ogni genere di rapporto, e l’uso di una condotta riservata, non scatenando la suscettibilità delle altre persone.

Giulia Gorino, 5 E, A.S. 2014 - 2015

Il manifesto del partito comunista

Testo

che fine ha fatto il futuro?

Testo

Il mito di Sisifo

Testo

La banalità del male

Testo

La testa ben fatta

Testo

Tag: